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Tra il 5 e il 13 ottobre 2013 la Galleria Giorgio Baratti ha organizzato presso la prestigiosa cornice della Sala degli Affreschi dell’Hotel Westin Excelsior di Firenze un’esposizione di dipinti antichi e sculture in marmo, terracotta e bronzo tra i più significativi della propria collezione.
L’esposizione, promossa da Giorgio Baratti con la cura scientifica di Giancarlo Gentilini e Claudio Strinati, ha portato all’esposizione di cinquanta opere che spaziano dal tardo gotico sino alla primo decennio del Novecento, accompagnate da un allestimento sobrio ed elegante appositamente realizzato da Maurizio Fracassi per la parte tecnica e architettonica e Paola Barachetti per le scelte estetiche, illuminotecniche e dei colori di fondo.
In occasione dell’inaugurazione della mostra, il 5 ottobre 2013, è stato presentato al pubblico il catalogo delle sculture antiche presenti all’esposizione curato da Giancarlo Gentilini e David Lucidi, edito dalla Polistampa di Firenze: “Scultura italiana del Rinascimento”. Statue e rilievi in marmo, pietra, terracotta, stucco e legno, bronzetti e sculture decorative.
La mostra costituisce una tappa molto importante per il percorso della Galleria Giorgio Baratti poiché si pone a tutti gli effetti come un’esposizione di alto rigore scientifico ispirata ad una mostra istituzionale di un pubblico museo.
La scelta delle opere è caduta sui maggiori capolavori della collezione Baratti, di sicura provenienza e datazione, in ottimo stato di conservazione e corredati di un ampio apparato scientifico. L’accostamento delle opere in mostra ha privilegiato un amalgama cromatico e materico di ampio respiro, dove le grandi terracotte del Cinquecento e le maestose sculture lignee barocche dialogano con la pittura tardogotica o con i maestri del naturalismo pittorico seicentesco. L’impatto visivo è museale ma l’impressione che la Galleria Giorgio Baratti ha voluto restituire al pubblico è quella di una passeggiata attraverso una sontuosa collezione privata, dove il gusto colto dello studioso di statue antiche si mescola alle raffinatezze decorative della pittura barocca di paesaggio o di natura morta.
La grande terracotta all’ingresso della mostra, raffigurante un intenso Marco Evangelista seduto, è capolavoro di Vincenzo Danti, straordinario scultore manierista perugino che riprende in modo originale, come sottolineato da Giancarlo Gentilini, i temi michelangioleschi dell’interpretazione della figura nello spazio espressi nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze o nelle erratiche statue per la tomba di Giulio II conservate tra Roma e Firenze. Si tratta di una scultura rara e importante, ma adatta tanto al un pubblico di un Museo che ad una casa privata, come suprema riflessione sull’anatomia rinascimentale e il senso di profonda umana spiritualità che sprigiona dall’effigie dell’apostolo.
Dinanzi ad essa la selezione di pittura si annuncia con la grande e teatrale tela di Alessandro Magnasco raffigurante un Paesaggio con scena di brigantaggio: nelle sue misure imponenti, Magnasco propone un paesaggio che sembra vibrare di vita propria, in una tensione emotiva che trova sfogo nella scena in secondo piano, dove un gruppo di viandanti viene aggredito da alcuni briganti. Straordinari e voluti sono anche i contrasti tra opere come il San Giovanni Battista nel deserto, di Giovan Battista Caracciolo detto il Battistello, uno dei più grandi maestri caravaggeschi di primo seicento, e un’opera di scultura a bassorilievo che sconfina, per la sua perfezione formale, nel lingiaggio dell’oreficeria, come la placchetta in bronzo con la Madonna e il Bambino del Filarete, esempio perfetto dell’arte italiana del primo rinascimento.
Il visitatore ha poi modo di ammirare, tra le altre, opere rarissime e preziose come il Crocifisso dipinto del Ruzzolone, maestro del primo rinascimento siciliano che sceglie un registro cromatico puro e quasi primitivo, rispettando i canoni estetici di una terra che nel XV secolo costituiva un universo a parte, separato dal resto della penisola. Opere rilevanti sono poi gli Alchimisti di Pietro della Vecchia, il maestro veneziano protagonista della pittura dell’Interdetto, lo straordinario San Giovanni Evangelista di uno scultore nordico dalla fortissima carica espressiva, o il commovente Maestro delle Madonne di marmo, che in una piccola ed elegantissima pala marmorea con la Madonna e il Bambino tratta la superficie del marmo di carrara come alabastro, donando alle figure una luminosità senza pari, che si riflette anche nell’espressione gioiosa dei personaggi.
Nella serata del 5 ottobre 2013 Giancarlo Gentilini e Claudio Strinati, assieme a Giorgio Baratti e Paola Barachetti, hanno aperto al pubblico l’esposizione delle 50 opere di questo straordinaria piccola mostra all’hotel Excelsior di Firenze; essa è stata organizzata nella medesima settimana della Biennale dell’Antiquariato a Palazzo Corsini per costituirne una sorta di naturale complemento, di alternativa nella forma e nella metodologia di esposizione delle opere, puntando su un allestimento di ampio respiro e su un ampio ventaglio di scelte.
La Galleria Giorgio Baratti ha voluto donare alla città di Firenze, prima che agli appassionati e ai collezionisti d’arte antica, un momento di riflessione sul nostro patrimonio storico artistico; esso, oltre ai patri musei, conserva sovente nelle collezioni private, come quella di Giorgio Baratti, opere d’inestimabile valore storico e di mercato che debbono essere messe a disposizione del pubblico più vasto.

Tommaso Strinati
Consulente storico dell’arte della Galleria Giorgio Baratti